Tra il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua

Nel silenzio fiorisce la vita
Buona Resurrezione
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Benedetto ci ha regalato Francesco
Due straordinari folli dei tempi moderni

un inedito e suggestivo ritratto di collegialità episcopale
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Il Cardinale Bergoglio nel 2011 bacia i piedi a un bambino malato di Aids dimostrando la sua vicinanza agli ultimi
Già di per sè non è facile interpretare il ruolo di Francesco, viverlo è ancora più difficile, nella veste di Pietro poi è autentica follia.
I migliori auguri Santità
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Un'indicazione per il conclave dal nostro amatissimo frate Tommaso Campanella
Sepolto nell'immane produzione filosofica del Campanella siamo debitori a Luigi Firpo della scoperta e traduzione di un opuscolo che fu pubblicato la prima volta a Parigi nell'agosto 1637 che si intitola Pro conclavi admonitio ad electores summi pontificis ac praecipue capita factionum. Non si tratta di una dissertazione teorica, bensì di un appello agli elettori del papa perchè depongano i calcoli opportunistici, le trame volte ad innalzare al soglio un loro devoto, e mirino invece soltanto al merito e alla virtù, sposando così la gloria della Chiesa al proprio più autentico vantaggio. Privo di riferimenti storici precisi - l'ultimo papa menzionato nominativamente è Sisto V, scomparso nel 1590 - lo scritto non sarebbe facilmente databile, se nella rassegna bibliografica dei propri lavori - di cui Firpo ne è stato il maggiore studioso a livello internazionale - Campanella non ce ne avesse indicato data e occasione, scrivendo: <Sul doversi sempre eleggere sommo pontefice il migliore fra tutti, posseduto dai cardinali Borghese, LUdovisi e altri, poichè fu mandato ai partecipanti al conclave da cui venne eletto Urbano VIII>>. A seguito della rinuncia al papato di Benedetto XVI e del futuro conclave può rivelarsi particolarmente utile la diffusione di questo opuscolo apparso per la prima volta in lingua italiana sulla Rivista Il Pensiero Politico 1973, n. 2. Le preoccupazioni per il conclave da parte di chi, a causa dell'Inquisizione fu costretto a trascorrere circa vent'anni della sua vita in carcere subendo atroci supplizi, bonificate dal contesto ecclesiale tipico dell'epoca in cui l'autore scrive, possono essere oggi totalmente condivise se si considera la grave crisi di fede e di testimonianza cristiana che ha colpito la chiesa cattolica. Cionondimeno siamo consapevoli che più la crisi è drammatica e più si manifesta lo Spirito di Dio, all'uomo la responsabilità e il dovere di ascoltare la Sua voce.
TOMMASO CAMPANELLA
MONITO PER IL CONCLAVE AGLI ELETTORI DEL SOMMO PONTEFICE E IN PARTICOLARE AI CAPI DEI PARTITI
1. La carne e il sangue conducono contro lo spirito una guerra generale e privata, che però è più nociva e più vergognosa nel papato. Chiedo perciò agli elettori, in nome della speranza nell’avvenire, di voler ascoltare. Dalla rettitudine del papa dipende infatti la salvezza dei sovrani e dei popoli, e la gloria del regno di Dio. Perciò non v'è cosa che più del papato sia odiata dagli eretici e amata dai fedeli.
2. I capi dei partiti, nonché i nipoti dei sovrani e dei papi, seguono una linea di condotta non soltanto rovinosa per la Chiesa di Cristo, ma per loro medesimi; né, malgrado tanti esempi, hanno imparato a ravvedersi.
3. Tutti infatti brigano per eleggere al papato qualcuno dei loro dipendenti, non importa quale, anche se non brilla per merito alcuno, al fine di poterlo spingere poi con un cenno a fare qualsiasi cosa sia loro gradita.
4. Questa sarebbe una regola efficace, se tu dovessi innalzate una data persona, ma ad un grado non superiore e nemmeno eguale al tuo; ma è sbagliata quando si tratta di grado eguale e lo è ancor più se il grado è superiore.
5. Invero, chi diventa tuo pari non vuol più dipendere da un eguale, tanta è l'insofferenza, la superbia, la libertà insita negli animi umani. Perciò è inevitabile per intima natura che la persona da te innalzata ti si riveli ingrata e voglia godere di autorità pari alla tua, anzi maggiore. L'animo dell'uomo infatti non conosce limiti nel comprendere e nel bramare e non accetta spontaneamente né confini né eguaglianza. Per giunta ti prenderà in uggia, perché non gradisce aver l'aria di uno ch'è salito ai fastigi non per virtù propria, ma per favor tuo; anzi, vorrebbe subito veder morto colui che lo ha spinto in alto. Ancora, rendendosi conto di non poter ricambiare, tanto più si cruccia, e ti guarda perciò con imbarazzo e con senso di inferiorità, sensazione per natura odiosa.
6. Pertanto, uno che sia asceso al cardinalato non per meriti propri, ma solo per grazia del nipote del papa, non gli si mette contro alla scoperta, anche se di nascosto lo detesta quale testimone della propria pochezza (essendo mal tollerata qualsiasi inferiorità), finché serba la speranza di poter ascendere al papato grazie appunto a quel nipote, e il timore di non riuscirvi senza il favore di quello rende servile l'animo suo. Qualsiasi timore infatti produce una qualche forma di asservimento. Ma, una volta raggiuntala tiara, non mancherà di strapparsi la maschera, perché, come dice Orazio: <
7. Perciò, una volta che sia tuo superiore e che tu l'abbia fatto papa, ti perseguiterà con un'avversione non soltanto segreta, ma palese, per far sì che la gente quale egli se la immagina nella sua fantasia smetta di credere che sia salito a tanta altezza grazie al tuo favore anziché per i suoi meriti. Perciò ti perseguiterà, in primo luogo, per dimostrare che le cose stanno così. Secondariamente, perché ritiene che tu voglia dominarlo come in passato, quando ti era sottoposto; adesso pertanto, divenuto tuo signore, ti detesterà e ti avverserà come persona che non si contenta di essergli stato superiore quando egli era in minor grado, ch'è un fatto già di per sé odioso, ma anche ora che occupa il grado supremo, quasi fosse di per sé incapace di tanto e abilitato solo in grazia tua, il che è odiosissimo. In terzo luogo, perché i benefici che tu speri da lui li vorrebbe conferire ad altri, cui è affine per natura e verso i quali ha debiti di gratitudine, e non a te, cui li dovrebbe per obbligo; il che lo fa sentire ancora quasi tuo schiavo, e perciò ti odia. Quarto, perché sa che i benefici che ti aspetti da lui ti sono dovuti quasi per diritto. Ma ogni obbligazione è un vincolo contrario alla nativa libertà e perciò egli detesta questo legame, vedendosí di tanto superiore a te e in possesso d'una libertà, che non se ne conosce in terra altra eguale né maggiore, tanto da non poter più venire vincolata, sicché egli vorrebbe che non avesse patito vincolo neppure in passato. Perciò ti si mostrerà ingrato per ogni insignificante e artificioso pretesto, e ti perseguiterà, e ti detesterà, e non sopporterà che tu gli stia d'attorno, proprio come nessuno vede di buon occhio un esattore di tasse o di gabelle o chi viene a farsi rimborsare un prestito di denaro. Perciò quasi tutti i papi, e i nipoti al loro seguito, riescono ostili ai predecessori.
8. Inoltre, vuole che tutti si convincano che il governo del proprio pontificato è migliore del precedente; si tratta di un'aspirazione comune non al sommo pontefice soltanto, ma a qualsiasi sovrano e sia pur infimo magistrato, tanto che Alessandro Magno uccise Clito, amicissimo suo, perché ebbe l'ardire di apprezzare il governo del padre Filippo più di quello del figlio Alessandro[2]. Perciò il papa, a meno che non sia eccellente, e i suoi nipoti vorranno ostentare il governo loro come più prospero di quello tuo e di tuo zio; smantelleranno perciò e terranno in non cale le tue disposizioni, e a viso aperto mostreranno avversione per te e per tuo zio, per far sì che apertamente ognuno creda o affermi di credere che è davvero così: ciò tanto più se cercherai di difendere come saggio il governo tuo o di tuo zio.
9. Per giunta, se la persona che tu innalzi da condizione modesta al papato è d'animo superbo e ambizioso, a maggior ragione ti odierà, perché vuoi essere ascoltato e perché sa inoltre che lo hai spinto in alto per dominarlo o per esigere da lui mediante questo legame odioso tutto ciò che desideri; dunque ti perseguiterà con le animosità e vessazioni predette. Se invece è un remissivo, trovandosi incline per sua pochezza a dipendere da altri, starà piuttosto al detto del re di Spagna o del re di Francia che al tuo, e si umilierà davanti a loro per esaltare le fortune dei suoi nipoti e del suo casato; tu invece verrai disprezzato come persona che non è più in grado di gratificarlo e ha invece titolo per richiedergli gratificazioni e per ottenere ciò che egli vorrebbe dare ad altri: anche per questo ti avrà in uggia.
10. Sono dunque sommamente sprovveduti quanti si sforzano di innalzare chi non merita col proposito di averlo poi superiore e sottomesso ad un tempo.
11. Perciò il rimedio genuino sta nell'eleggere papa il più eccellente del mondo intero in fatto di sapere, costumi e santità, non importa di che schiatta o condizione, anche se ti fosse poco amico, ma che ti sarebbe grato per la sua natura filosofica e il suo amore per la virtù, non già per obbligazione servile; in verità un uomo siffatto non ti potrebbe mai odiare, perché penserebbe che tu lo hai innalzato in quanto sei consapevole dei suoi meriti e del suo valore, proprio perché è impossibile detestare un assertore della tua esaltazione o chi si è comportato virtuosamente nei tuoi confronti e ha reso onore alle tue doti; inoltre è da escludere che ti si mostri ingrato, e perciò otterrai di più da lui che da altri nei quali avevi riposto maggiori speranze, perché la natura, l'ingegno e la virtù, cose gratissime, inclinano proprio a questo, e non certo l'obbligo, il vincolo e l'esazione, cose odiosissime. Si ha l'esempio recente di Pio V, riconoscente in sommo grado verso Paolo IV e i suoi[3]. E così quello di Sisto V verso Pio V e suo nipote[4], perché tanto Sisto quanto Pio erano dotti, saggi e degni della tiara.
12. Perciò sbagliano anche i re quando cercano di innalzare al papato qualche loro asservito, o che dipenda da loro, o sia d'animo vile; costui infatti per le cause predette sarà loro avverso nel segreto del cuor suo e si schiererà piuttosto dalla parte del re nemico dei propri benefattori, col proposito di mostrarsi libero e non portato in vetta dal favore di quelli, nonché per scuotersi dal collo in un sol tratto il giogo della sudditanza e quello della detestata esazione.
13. Ne risulta chiaro che le ragioni predette hanno tale vigore da importi di eleggere papa l'uomo migliore del mondo e che Iddio tollera che ogni papa scadente riesca ingrato verso le eccellenti persone che lo innalzarono al papato in quanto l'ingratitudine è castigo della cattiva scelta.
14. Le stesse considerazioni debbono far presa sul papa, per indurlo a conferire la dignità cardinalizia soltanto a persone eccellenti; diversamente non lascia sostegno ai nipoti e al casato suo, ma scandalo, anche quando gli eletti si mostreranno grati ai suoi e non solo quando li avverseranno.
Avvertenza apologetica
I cattolici si scandalizzano fanciullescamente e senza costrutto, gli eretici per giunta con empietà, del fatto che nel corso dell'elezione del papa si verificano tumulti, barufie, coalizioni, inganni, menzogne, intrighi, promesse e minacce; basta leggere le storie per vedere che ció accadde anche nei Concilii ecumenici, talché, per sminuire l'autorità del concilio di Trento, ne hanno scritto una storia in più luoghi falsa, cui si è controbattuto con scarsa efficacia[5]. Ma osserva allora la natura, che sommuove gli elementi, provoca a scontrarsi il cielo e la terra, varia il calore, il freddo e le altre qualità in conflitto[6], suscita venti, piogge e burrasche, in guisa che tu, uomo, non pensi che possa derivartene niente di buono; eppure da una così vasta perturbazione, donde non ti attendevi beneficio alcuno, vedi sorgere i metalli, le piante e gli animali, così magistralmente costruiti, organizzati con tanta sapienza, che meglio non si potrebbe. Guarda le arti manuali: nell'officina del fabbro vedrai il fuoco, il ferro rovente, i magli, l'incudine e le lime che percuotono e assottigliano, frastuono, fumi, fragori. Ed ecco che da tanta zuffa vedi sorgere spade, forbici, moschetti, chiavi, orologi, astrolabi ecc. costruiti con sapienza e artificio meravigliosi. Rifletti ugualmente sulla politica: leggi fra quante turbolenze i Romani governavano il loro Stato, e comprenderai così che lo Spirito di Dio regge la chiesa proprio quando tu meno te lo aspetti e più ti scandalizzi.
[1] Orazio, Epist., I, 10, vv. 24-25
[2] Richiama piuttosto il racconto di Curzio Rufo, VIII, 1, che quello di Plutarco, Vitae, Alexander, 45-46.
[3] San Pio V (Michele Ghislieri, 1504-1572), papa dal 7 gennaio 1566, era stato innalzato alla porpora da Paolo IV il 15 marzo 1557 e nominato da lui Grande inquisitore il 14 dicembre 1558; egli ne perpetuò lo spietato rigore nella persecuzione degli eretici, conferì nel 1566 l’arcivescovato di Napoli a suo nipote Mario Carafa e nel ’68 la porpora all’altro nipote Antonio.
[4] Sisto V (Felice Peretti, 1520-1590), papa dal 24 aprile 1585, era stato beneficato da Pio V, che nel ’66 lo fece vescovo di S. Agata dei Goti e il 17 maggio 1570 gli concesse la porpora. Fu lui a dare alle spoglie del predecessore tomba sontuosa in S. Maria Maggiore (1588) e a introdurre il suo processo di beatificazione. Nel 1585 lo stesso papa nominò Michele Bonelli, nipote di Pio V e cardinale dal 6 marzo 1566, capo della Consulta, ma presto prese a detestarlo e lo mise in disparte.
[5] La storia del Concilio di Trento <
[6] Riferimento palese alla fisica telesiana, che Campanella aveva abbracciato con adesione convinta fin dalla prima giovinezza: grazie all’azione contrapposta dei principi attivi del caldo e del freddo in perenne lotta fra loro, la materia passiva assume nel creato le sue infinite forme.
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La Quaresima che la chiesa Cattolica continua a saltare
Anche quest'anno la Chiesa cattolica ha avuto una grande opportunità per fare penitenza, ma anche quest'anno l'ha sorprendentemente evitata.

Quando uno prega e digiuna di che cosa ha bisogno se non della forza dello Spirito di Dio. Perchè la chiesa allora continua ad aver bisogno di non pagare l'IMU?

Se la Chiesa pagasse l'IMU adempirebbe sicuramente al precetto quaresimale dell'elemosina.

Giuseppe Gangale
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L'UTOPIA DEL CAVALIERE
Non tutti forse lo sanno ma uno dei modelli personali di riferimento a cui si è sempre ispirato l'Onorevole Silvio Berlusconi, influenzando diversi uomini della sua cerchia politica, è quella di Thomas More, Lord Cancelliere d'Inghilterra dal 1529 al 1532, decapitato da Enrico VIII per non aver voluto sottomettere la sua coscienza a quella del sovrano.
Conoscendo il carisma del Cavaliere Berlusconi, indubbiamente invidiabile da molti punti di vista, c'è da chiedersi quanto l'umanità abbia perso di buono e giusto se solo quest'uomo avesse preso sul serio la figura di Tommaso Moro e il modello politico della sua Utopia, anzichè occuparsi con l'intensità e il vigore che conosciamo dei suoi interessi privati, e soltanto di riflesso di quelli della nazione.
Quando Berlusconi regalava Utopia
Il Cavaliere e il libro copiato allo storico